
Ci sono notti in cui mi sveglio senza motivo, forse per una memoria che il corpo conserva. E allora il pensiero va alle mamme che, nello stesso buio, cullano i loro piccoli in lacrime. È un filo invisibile che ci unisce anche da lontano, all’unisono, per poter dire: “Anche questa notte è passata”.
Nel mio lavoro con i neonati imparo ogni giorno a mettermi in ascolto. Ogni pianto ha in sé un significato diverso: i primi giorni sarà tutto nuovo, ma piano piano vedremo che a ogni loro esigenza corrisponderà un suono ben preciso.
- Il pianto da fame: A questo pianto è spesso associato il riflesso di ricerca o rooting, in cui il neonato istintivamente ruota la testa per cercare la fonte di nutrimento, portando spesso le manine alla bocca.
- Il pianto da stanchezza o sovrastimolazione: È un pianto nervoso, intermittente e talvolta inconsolabile. Si verifica quando il piccolo ha ricevuto troppi stimoli visivi o sonori e non riesce ad addormentarsi, un aspetto a cui presto grandissima attenzione per garantire un ambiente calmo e protetto durante i miei servizi fotografici.
In tutti i pianti c’è sempre una motivazione profonda. Con il tempo e la pazienza saremo capaci di interpretarla, sintonizzandoci perfettamente sul ritmo del nostro bambino.